Il problema sembrerebbe semplicemente quello di un banale taglio di siepi. Una lite tra confinanti, di quelle che intasano le scrivanie dei giudici di pace.
Peccato che i protagonisti siano il parroco di Ghiaie di Bonate, don Davide Galbiati, e il responsabile della Fondazione Sainte Croix, Fabio Corsaro. E che dietro questa lite - per la quale Corsaro si è rivolto a Papa Benedetto XVI pubblicando una lunga lettera aperta in una pagina sui giornali - aleggino le apparizioni della Vergine alla piccola Adelaide Roncalli, che la Curia bergamasca non ha riconosciuto dopo 65 anni.
La controversia riguarda l'altezza della siepe che separa l'area della Cappella delle apparizioni - di proprietà della Curia - e il campo dei Colleoni acquistato dalla Sainte Croix dove la fondazione ha sistemato alcune statue della Sacra Famiglia. Corsaro ha presentato un esposto ai Vigili Urbani per chiedere alla Curia il rispetto dei regolamenti comunali che prevedono che le siepi abbiano un'altezza non superiore ai 2 metri e ha iniziato a potarle di sua iniziativa.
Di contro - secondo la ricostruzione di Corsaro - don Galbiati avrebbe «elevato dei teloni di plastica di circa sei metri davanti alla Cappelletta per impedire la visibilità delle statue della Sacra Famiglia ai pellegrini appendendo ovunque cartelli che per contenuto indicano subdolamente che noi della Sainte Croix saremmo fuori dalla Chiesa».
Lo scontro tra la parrocchia e la fondazione era scoppiato qualche mese fa quando dopo vent'anni Adelaide aveva rotto il silenzio confermando la sua obbedienza alla Curia di Bergamo rappresentata da don Davide Galbiati e prendendo le distanze da qualsiasi iniziativa presa da altri. E dopo che don Galbiati aveva dichiarato seccamente che la parrocchia, autorizzata dalla diocesi di Bergamo, «non ha nulla a che fare con la fondazione Sainte Croix e tanto meno ne condivide le finalità e le operazioni».
Una dichiarazione che aveva provocato
una reazione di Corsaro che nel suo sito aveva parlato di tentativi di «denunce per abusi
edilizi inesistenti e persecuzioni legali». Corsaro, rivolto a don Galbiati (al quale aveva assicurato che «le sue "offerte alla santella" non diminuiranno per l'apertura del Campo del Colleoni, dato che i sottoscritti deprecano il commercio nei luoghi santi»), aveva anche scritto: «il 10 luglio Lei vedrà ben chiari i segni di San Michele Arcangelo impressi sulla sua "fedina spirituale"». Una data questa, che si ritrova nella lettera aperta in cui Corsaro chiede a Benedetto XVI di inviare un segno «che noi siamo veramente ancora nella Chiesa».
(fonte: Ilbergamo)
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Commenti
e peggio di te sono quei caproni di Ghiaie che ti ascoltano, inclusi i parenti serpernti della Adelaide !!!
VERGOGNATI !
SEI UN CONSACRATO MA SEI PEGGIO DI GIUDA ! Citazione
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