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Zecche: come difendersi e curare le punture

zecca

Nei giorni scorsi la proprietaria di un volpino si è presentata in ambulatorio preoccupatissima: non riusciva proprio a togliere dalla pancia di Schumy quella zecca nera e grossa che, molto probabilmente, aveva preso durante la passeggiata.

Aveva provato a staccarla, prima “ubriacandola” con l’alcol poi “condendola” con l’olio quindi aveva utilizzato una pinzetta; il cagnolino aveva infine perso la pazienza e si era ribellato. Un capezzolo ormai martoriato e tumefatto testimoniava tutte le ragioni del povero Schumy!

“Ma come un capezzolo? Guardi che questo cane è un maschio!” Cercava di convincermi la signora! “Ecco … anche i maschi hanno i capezzoli!” voleva forse ricordare Schumy, mostrando i denti.

Le zecche del cane (Rhipicephalus sanguineus) si riconoscono perché sono parassiti di qualche millimetro muniti di otto zampe, non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo.

Il cane è l’ospite elettivo delle zecche; tuttavia, esse parassitano anche altri vertebrati a sangue caldo compreso l’uomo.  Il pasto di sangue avviene dopo aver conficcato il loro rostro (apparato buccale) nella cute. Il morso delle zecche è generalmente indolore e non pruriginoso, l’ancoraggio invece è molto tenace sia perché il rostro è dotato di uncini rivolti all’indietro, sia perché l’appendice buccale secerne una sostanza adesiva che la salda ai margini della ferita. Generalmente rimangono sull’ospite per un periodo che varia tra i due e i sette giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

Il massimo sviluppo delle zecche si verifica in zone:

  1. frequentate da cani, anche se le zecche possono resistere al digiuno fino a sei mesi;
  2. ricche di anfratti e ripari per i parassiti caduti dopo il pasto di sangue (fessure nel legno, crepe d’intonaco e nei pavimenti);
  3. presenza di piante ruderali e sterpaglie che sono utilizzate dalle zecche come rampa per salire sull’ospite.

Nella stragrande maggioranza dei casi il morso delle zecche non è di per sé pericoloso; i rischi sanitari dipendono invece dalla possibilità di trasmettere attraverso la saliva agenti patogeni quali protozoi, batteri e virus. Le principali malattie trasmesse dalle zecche sono:

  • Anaplasmosi
  • Babesiosi
  • Borreliosi
  • Ehrlichiosi
  • Encefalite da zecche
  • Hepatozoonosi canina
  • Ricketsiosi

Alcune di queste malattie colpiscono anche l’uomo e possono essere di una certa gravità se non diagnosticate correttamente. Per quanto riguarda i nostri amici animali, ci ripromettiamo di approfondirle in una discussione successiva.

Come abbiamo capito è importantissimo evitare che le zecche arrivino sui nostri amici animali. Ma come fare? Innanzitutto cercando di evitare campi che sappiamo essere stati frequentati da greggi di pecore, magari incolti e con erba alta.

Sugli animali domestici è consigliabile utilizzare un antiparassitario. Oggi ce ne sono di tantissimi tipi diversi sia per meccanismo d’azione, sia per punto di applicazione (prodotti spray, shampoo e spot-on). In ogni caso, è sempre consigliabile consultare il medico veterinario che potrà suggerire il prodotto più idoneo per ogni soggetto. Nelle abitazioni si possono utilizzare insetticidi ad azione residuale, mentre in spazi aperti è utile la falciatura dell’erba e la bonifica costante dei ricoveri e delle recinzioni.

Nonostante tutte le precauzioni, è bene controllare periodicamente il nostro animale: il modo migliore per trovare le zecche su cani e gatti è quello di passare le mani su tutto il corpo. Le zecche si localizzano attorno alla testa, le orecchie, il collo, e tra le dita, ma possono trovarsi in qualunque zona del corpo. Se si trova una zecca, questa va rimossa al più presto. Per essere sicuri che ciò che stiamo per rimuovere sia davvero una zecca è sufficiente scostare il pelo e osservare con attenzione cercando di verificare che abbia le zampe.

La zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimossa tirando dolcemente cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione; esistono in commercio degli appositi ganci togli zecche (O’TOM®) adatti allo scopo. Durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni.

A differenza di quanto spesso si legge,  l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di non utilizzare mai per rimuovere la zecca alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto.

La cute deve essere disinfettata prima e dopo la rimozione della zecca, che non deve essere toccata a mani nude; la zecca va bruciata dopo averla avvolta in un batuffolo di carta e non schiacciata per evitare la dispersione delle uova nell’ambiente.

Si deve verificare di aver rimosso anche il rostro, se possibile. Se il rostro rimane impiantato, tuttavia, non vi sono conseguenze per l’animale. È normale che nel punto in cui la zecca era infissa si formi successivamente un piccolo nodulo (un granuloma causato dall’infiammazione) che può permanere per giorni.

Per concludere, si consiglia la visione di un filmato esplicativo sulla rimozione delle zecche: http://youtu.be/1ZhLpRn8tDs

Dott. Massimo Meroni