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Anomalia 6: un nuovo “caso Pegasus” e milioni di smartphone spiati

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Ci stiamo dirigendo verso un nuovo caso Pegasus ? I giornalisti di The Intercept e Tech Inquiry sostengono che l’azienda Anomalia Sei (o A6) ha acquistato per anni dati di localizzazione da alcuni editori di app (che vivono della rivendita dei loro dati). Anche se questi dati sono raccolti in un quadro legale – cioè con il consenso dell’utente – l’uso molto esteso che se ne farebbe solleverebbe serie questioni etiche.

A6 sta infatti collaborando con Zignal Labs, una società specializzata nel controllo incrociato dei dati di localizzazione con i dati dei social network. Poiché è impossibile raccogliere sia la posizione che l’identità dell’utente localizzato, A6 passerebbe attraverso il nastro per ottenere le informazioni mancanti. Questa tecnica è tanto più problematica in quanto Zignal Labs starebbe recuperando dati personali (in particolare 2 miliardi di indirizzi e-mail!)… che non dovrebbe essere in grado di ottenere.

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In documenti interni che i giornalisti hanno potuto consultare, A6 sostiene che 230 milioni di dispositivi sono “monitorati” in tutto il mondo, sapendo che le tecniche di Geofencing utilizzato congiuntamente da A6 e Zignal Labs può generare tra 30 e 60 ping di posizione per dispositivo… al giorno! Ancora più preoccupante, A6 spiega che è stato in grado di spiare la posizione quotidiana degli agenti della CIA e della NSA, arrivando persino a individuare l’indirizzo preciso di casa di alcuni agenti. Non sorprende che i servizi segreti americani abbiano mostrato grande interesse per i servizi di Anomaly 6.

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